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Controlli catastali Superbonus 110%: focus sugli immobili con rendita catastale zero

  • Immagine del redattore: Agefis
    Agefis
  • 27 mar
  • Tempo di lettura: 4 min
città con case moderne nella natura

Controlli Agenzia delle Entrate 2025: scattano le lettere di compliance per immobili senza rendita


Con il provvedimento n. 38133 del 7 febbraio 2025, l’Agenzia delle Entrate ha dato ufficialmente il via a una nuova stagione di controlli fiscali legati al Superbonus 110%. Al centro dell’attenzione ci sono gli immobili con rendita catastale pari a zero, che non hanno subito aggiornamenti dopo l'esecuzione di lavori incentivati con il Superbonus.


Sono 10.000 le lettere di compliance in partenza entro la fine di marzo, indirizzate ai contribuenti che hanno effettuato importanti lavori edilizi su immobili classificati ancora come allo stato rustico, in corso di costruzione o addirittura collabenti. Queste situazioni anomale hanno attirato l’interesse dell’Agenzia, che punta a un confronto diretto con i contribuenti prima di attivare veri e propri accertamenti fiscali.


Se desideri comprendere nel dettaglio le implicazioni operative di questi controlli, puoi acquistare il corso in streaming “I controlli catastali e fiscali dell’Agenzia delle Entrate” organizzato da Agefis, pensato proprio per affrontare casi reali e situazioni pratiche.


Province nel mirino: dove si concentrano i controlli catastali sul Superbonus


L’analisi preliminare ha individuato alcune province con un’alta concentrazione di immobili sospetti. In testa troviamo:


  • Napoli

  • Reggio Calabria

  • Roma

  • Treviso


Seguono altre aree come Bari, Cosenza, Frosinone e Messina. Il criterio prioritario per l’invio delle comunicazioni è legato alla gravità dell’anomalia e all’importo dei lavori dichiarati. Un intervento da 100.000 euro su un immobile senza rendita catastale rappresenta il caso tipico oggetto di controllo.



Come funzionano i controlli incrociati tra Superbonus e rendite catastali


L’Agenzia utilizza sistemi di incrocio dei dati tra le comunicazioni di cessione del credito o sconto in fattura (a partire dal 2020) e le informazioni catastali presenti nei database. L’obiettivo è evidenziare discrepanze tra i lavori effettuati e lo stato catastale dell’immobile, elemento fondamentale per il calcolo dell’IMU, dell’IRPEF e di altre imposte locali.


Lettera di compliance: non è un accertamento ma un invito al dialogo


Le comunicazioni inviate non costituiscono un atto di accertamento fiscale, bensì un invito a fornire chiarimenti. Il contribuente può spiegare la propria posizione, anche fornendo documentazione utile che giustifichi l’assenza di variazione catastale.


Per orientarti tra le diverse modalità di risposta e prevenire conseguenze fiscali, puoi seguire in streaming il corso “I controlli catastali e fiscali dell’Agenzia delle Entrate” di Agefis, pensato per offrire ai tecnici strumenti pratici e aggiornati su come gestire al meglio questi casi.


Tre scenari possibili per chi riceve la lettera:


  1. Regolarizzazione spontanea: presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale.

  2. Giustificazione documentata: elementi che escludono l’obbligo di aggiornamento.

  3. Nessuna risposta o risposta inadeguata: possibile apertura di un procedimento sanzionatorio.


⚠️ Importante: non è obbligatorio ricorrere al ravvedimento operoso, ma una mancata giustificazione può aprire la strada a controlli più stringenti.



Provvedimento 38133/2025: cosa prevede e come rispondere


Il provvedimento 38133/2025 specifica in dettaglio:


  • Le modalità di invio della comunicazione ai contribuenti interessati;

  • I criteri di selezione basati su anomalie catastali e importi dei lavori;

  • Le procedure per rispondere, anche tramite la presentazione di elementi nuovi;

  • Le possibilità di regolarizzazione, con riduzione delle sanzioni per errori e omissioni.


Questo provvedimento rientra nella più ampia strategia di compliance fiscale preventiva, con cui l’Agenzia intende favorire una correzione volontaria da parte del contribuente, prima di ricorrere agli strumenti sanzionatori ordinari.



Superbonus e rendita catastale: perché è importante aggiornare i dati


L’aggiornamento della rendita catastale dopo un intervento edilizio è un obbligo di legge, ma anche uno strumento per garantire equità fiscale. Infatti, la rendita influisce su:


  • IMU (Imposta Municipale Unica);

  • TASI (Tributo per i servizi indivisibili);

  • IRPEF per immobili non locati.


Un immobile che ha beneficiato del Superbonus 110% ma non ha subito aggiornamenti catastali genera un disallineamento fiscale che può comportare sanzioni e imposte evase. Inoltre, falsare il valore dell’immobile può influire su future compravendite o successioni.


Agefis ha predisposto un corso completo e aggiornato dedicato proprio a questi temi. Una risorsa indispensabile per i tecnici che desiderano tutelare i propri clienti e operare con maggiore sicurezza.


L’approccio dell’Agenzia: supporto e comunicazione


Oltre alle lettere, l’Agenzia delle Entrate ha previsto una campagna informativa per cittadini e professionisti. Sul sito ufficiale saranno disponibili:


  • FAQ dettagliate;

  • Modulistica per la comunicazione di chiarimenti;

  • Istruzioni per regolarizzare la posizione catastale.



Conclusioni: come difendersi dai controlli e mettersi in regola


Il consiglio per i contribuenti è quello di:


  • Verificare lo stato catastale dell’immobile;

  • Confrontarsi con il proprio tecnico o consulente fiscale;

  • Rispondere tempestivamente alle comunicazioni ricevute;

  • Valutare la necessità di una variazione catastale a seguito dei lavori.


I controlli catastali sul Superbonus 110% rappresentano una svolta importante nel panorama fiscale italiano. L’obiettivo non è solo sanzionare, ma garantire trasparenza ed equità. Un’adeguata risposta può evitare accertamenti e consentire al contribuente di chiudere la posizione in modo regolare e vantaggioso.



Ecco cosa fare ora


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